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WeMade.Fox, verso l’infinito e oltre! [Documentario, The Hax Life]

The Hax Life parte 1
The Hax Life parte 2
The Hax Life parte 3
The Hax Life parte 4

2000. Dieci anni fa. In questo anno viene fondata la Sud-Koreana WeMade entertainment, una delle prime compagnie a livello mondiale dedicata a sviluppare giochi online. Il loro videogame più di successo è la serie di Legend of Mir, un MMORPG che vanta 200 milioni di utenti in Cina, come ci dice il PR Koreano, primo personaggio a parlare nel documentario. Questo il punto di partenza per una realtà che nascerà solo 7 anni dopo. I WeMade.Fox.

Come ci viene raccontato, le squadre professionistiche Koreane hanno tutti sponsor importantissimi, la maggior parte compagnie di telecomunicazioni, le quali investono moltissimi soldi in questi club.

Sì, club. Perchè sono senza esagerazione alla stregua degli europei club di calcio. Nelle immagini si possono vedere palestre, campi da calcio, sale PC (dove si allenano i giocatori), intere strutture dedicate solamente a loro. Per uno come me, che conosce questo ambiente, non è di certo una novità. Questi giocatori vivono di netgaming. Lo stesso Kim paragona i WeMade.Fox al Manchester United. Non si tratta solo di squadre, ma di vere e proprie “business companies”.

Le parole di Andro Jang “Moon”, Kang Keun Chul “solo”, Lee Yun Yeol “Nada” ci spiegano e ci danno un idea precisa: La loro professione è competere, la loro vita è dedicata a questo e tutti i loro impegni girano intorno ai tornei, agli show TV ed ai loro allenamenti. Non ci è dato sapere quanto guadagnino, ma sicuramente non pochi spiccioli, anzi. Da fonti esterne, Wikipedia, pare che Nada abbia un contratto da quasi 700.000 dollari per 3 anni mentre Moon intorno ai 600.000, sempre con un contratto di 3 anni.

Una delle domande poste è “Siete felici?”. A quanto pare sì. Ma è davvero così? Sono davvero felici? Solo, giocatore di CounterStrike 1.6, di fama mondiale, ci dice che si allena 18 ore al giorno. E’ quello che si allena di più a quanto pare. Nada , Strarcraft, 11 ore. Moon, Wacraft3, non ce lo dice, ma possiamo immaginare che non faccia molto meno dei giocatori di CS1.6. Potremmo pensare che questo non lasci davvero spazio a nient’altro nella loro vita ma, secondo quanto si vede nel documentario, pare che ci sia veramente dell’altro.

I ragazzi fanno i Game Testers per WeMade, escono con la propria fidanzata o con gli amici, giocano a pallone (tra loro come ci mostrano le immagini), vanno in palestra e vanno a vedere partite di baseball. Non sembra se la passino poi così male. L’allenamento fisico migliora le prestazioni virtuali quindi vengono pagati anche per tenersi in forma. Inoltre le attività esterne al videogame aiutano a costruire buoni rapporti tra i vari membri della squadra e a costruire relazioni di amicizia.

Dalle interviste emerge una sorta di ammirazione e di rispetto. Non sembra esserci grande rivalità. Infondo, sono tutti dei veri professionisti, no? Questa è veramente l’impressione che si ha. Ed è probabilmente la realtà.

Una realtà che però a mio avviso è forse un pò camuffata. Il documentario è stato fatto dalla Razer, nota compagnia di produzione di periferiche per netgamers: Cuffie, tappetini, mouse, tastiere, etc.

Questa compagnia è uno degli sponsor e dei supporters della squadra, ci spiegano proprio nel documentario come un mouse è stato sviluppato appositamente per e con Moon.

Appare tutto un pò troppo perfetto. Moon si è anche sposato… Che dolce! Scorrono immagini del matrimonio e sorrisi a profusione. Ma è davvero così fantastica la vita del progamer? Hanno un futuro questi ragazzi?

Apparte la leva obbligatoria di due anni nell’esercito Sud-Koreano, che inevitabilmente spezzerà le loro carriere, il loro futuro appare quantomai incerto. Da una parte il PR di WeMade ci dice che loro cercano di inserirli, finita la carriera di giocatori, in ruoli da “Quality Managers” o “Game Masters”.

Ok, certo, aldilà del futuro, hanno senza dubbio un grandissimo presente. Guadagnano molto denaro, fanno la vita che probabilmente hanno sempre sognato, hanno il rispetto dei compagni, della propria nazione e del mondo. Alcuni di loro diventano “Idol” adorati da strillanti ragazzine e da tanti piccoli “wannabe”. Infondo non stanno in cantiere, nè fanno la fame. Fanno senza dubbio una vita di agi e probabilmente i guadagni fatti in carriera gli permetteranno di vivere per un bel pò in tranquillità. Però appare tutto un pò troppo roseo, un pò troppo finto. Forse colpa della classica pacatezza orientale, che a noi buzzurri Italiani senz’altro manca. Forse colpa della loro evidente e dichiarata timidezza. Ma le mie sono solo pure illazioni. Fantasie di uno, che forse come voi, stenta a credere a ciò che vede.

E’ veramente possibile che qualcuno riesca a diventare un videogiocatore professionista? A non cadere trappola di compagnie che più che supportare, sfruttano? A compagnie che magari ti obbligano a giocare 15 ore al giorno…?

Beh senza dubbio è possibile. Abbiamo tanti esempi, uno anche in Italia quale Stermy. Ma sopratutto all’estero. Vedi Fatal1ty (USA) o Grubby (NED), due tra i nomi più conosciuti.

Sul fatto che si possa cadere “trappola” di un club, questo non lo so. Forse è la mia mentalità da Italiano, la mia mentalità personale secondo la quale mi sento soffocare solo all’idea di dover fare qualcosa, seppur divertente o appassionante, obbligatoriamente, per così tante ore al giorno, 6 o 7 giorni la settimana. Si certo, come dire, il soldo alleggerisce il dovere, ma non so, non mi convince.

E qui mi piacerebbe avere qualche opinione di altri, qualche opinione ragionata però, per favore, cari lettori. Evitiamo le “che sfigati tutto il giorno davanti al computer lolol”, perchè, è evidente, non è questo il caso. Fareste mai questa vita? Vi piacerebbe essere dei videogiocatori professionisti?

Rispondo prima io. Sì, mi piacerebbe. Senza dubbio. Essere pagati per competere? Cioè, voglio dire, lo faccio già gratis, o quasi! Certo, le ore di allenamento non sono quelle e senza dubbio le priorità nella mia vita sono altre, come in quella di tutti i miei compagni e amici netgamers. Al momento in Italia non è un futuro realistico. Anzi. La realtà in Italia è Medioevale. Siamo nel Medioevo del netgaming Italiano. Abbiamo avuto qualche anno di luce, qualche anno di EPS, qualche anno dove c’erano 4-5 Lan all’anno. Dove c’erano i qualifier agli ESWC, dove i qualifier dei WCG erano tornei pieni di partecipanti e non stupidi eventi dove si sapeva già chi avrebbe vinto, contornati da tornei a giochi di corsa al cellulare e casual gamers che passano e si fanno una partita a Guitar Hero. Lo so forse sono cattivo e forse non dovrei permettermi certe definizioni, ma questo è il mio spazio, concedetemelo. Ho rispetto per tutti, ma il dispiacere per ciò che c’è stato e che ora è solo un ricordo, è grande. Aspetterò il Rinascimento.

In ogni caso, tornando a The Hax Life, aldilà delle mie teorie cospirazionistiche, quello che si può vedere è molto interessante e merita senz’altro di essere visto, non solo da noi appassionati ma sopratutto da chi non ha idea dell’esistenza di questo fenomeno. Va visto da mamma e papà. Va visto dai propri amici, quelli a cui magari abbiamo paura di dire che giriamo l’italia a sparare ai pupazzi finti, a guidare eserciti di elfe succinte o a fare finta di suonare la chitarra. Per vincere una pacca sulla spalla e 50 euro, quando va bene e quando te li danno. E allora prendo il bastone, salgo la collina e vi dico “diffondete il verbo, fratelli”, perchè chissà, magari un giorno anche qui noi netgamers saremo non dico venerati, ma almeno rispettati.

Scritto da s3cco il 10 lug 2010. Registrato sotto Featured, Media, News, Persone, Video. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

1 Commento per “WeMade.Fox, verso l’infinito e oltre! [Documentario, The Hax Life]”

  1. Apparte il fatto che quoto in toto la parte su EPS, WCG etc (non avrei saputo dirlo meglio), per il resto alla domanda personalmente risponderei di sì, ma non in Corea forse. All’epoca delle CGS penso che avrei pagato di tasca mia per poter entrare in una di quelle squadre in America. Certo oggi i tempi sono cambiati e la situazione italiana (e non solo) è terribile a livello di tornei e opportunità. la sfiga però è che al contrario la mentalità sta lentamente cambiando. L’italia è un paese di videogiochi, checchè se ne dica in giro la percentuale di videogiocatori (casual o hardcore non importa) diventa sempre più alta. Peccato che in una situazione del genere non esiste nessuna società in grado di raccogliere le redini del passato e dare vita a un vero Rinascimento. Tornando al discorso del professionismo io personalmente non ci credo neanche che si allena 18 ore al giorno, cioè magari se ha un torneo una settimana dopo può anche darsi che si alleni fino allo sfinimento ma cazzo 18 ore al giorno non è umanamente possibile credo ve ne rendiate conto anche voi. E’ probabile che il documentario sia volutamente esagerato, in caso contrario, se è davvero così, mi sentirei di dire a quel ragazzo che così non va bene. Capisco l’agonismo, capisco la passione ma qui si esagera, e non è tanto un discorso di vita sociale e cazzatine varie, perchè si sa che poi la gente bigotta va sempre a parare su quei lidi. Se domani arriva Accenture e mi chiede di andare a programmare per loro 18 ore al giorno per 10.000€ al mese non credo che accetterei, neanche per 100.000€. Perchè va bene dedicare la vita al lavoro ma io voglio vivere la vita, non il lavoro :/ E per quei ragazzi Starcraft o CS 1.6 che sia è un lavoro vero e proprio. Ecco quindi che bisogna stare attenti a quel sottile filo che divide la passione dal semplice giocare per lavorare. In molti gamer professionisti vedo ancora una passione, in altri vedo solo dei burattini comandati dagli sponsor che cercano di portare a casa risultato e soldi. Ma del resto si potrebbe dire che in tutte le discipline sportive a livelli alti si finisce così. Il calcio può essere un divertimento finchè sei nei giovanissimi, nel momento in cui arrivi a livelli di 2 categoria sono più le imprecazioni dell’allenatore e della famiglia che ti arrivano che tutto il resto. E a quel punto bisogna fare delle scelte, “lavorare” e andare avanti, o smettere e divertirsi al campetto con gli amici. E’ la stessa cosa nel mondo dei videogiochi.

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