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Simone “smndrl” Sfolcini manager del Team Made in Italy di Call of Duty 4

Simone "smndrl" Sfolcini - Team Manager Made in Italy

(Nella foto da sinistra) smndrl ed eVo - (di spalle) skiN

Dopo aver confermato ieri la presenza di un nuovo team di Call of Duty 4 per i Made in Italy, con relative polemiche, oggi vi aggiorniamo sul recentissimo ingresso nel team di Simone “smndrl” Sfolcini in qualità di manager del team.

E’ difficile non conoscere questo personaggio attualmente visto il suo ruolo di National Head in ESL Italia per conto di Progaming Italia e per essere stato insieme a me e a Simone “Akira” Trimarchi il commentatore ufficiale delle ESL Pro Series. Ma la sua fama indiscussa nella scena di Call of Duty nasce da lontanto e per i più distratti o per i novizi della scena vi ricordo che stiamo parlando di un leggendario player di Call of Duty 2 che dopo aver raggiunto grandissimi successi italiani ed internazionali con il team 2eC ed il Team Impact (indiscussi protagonisti della scena italiana per anni e unico team con la capacità di confrontarsi alla pari con le migliori compagini internazionali della scena) ha poi deciso di tentare l’impresa di costruire da 0 un team di giocatori fino ad allora sconosciuti (il team faceva parte dell’A.S. oN3) e di portarli con i propri insegnamenti e la propria esperienza fino alle finali EPS; l’impresa non gli riuscì per un solo punto in classifica, ma i risultati di quel progetto sono ancora ben visibili in Italia: il miglior player di Call of Duty 4 attualmente in circolazione, Michele “skiN” Mancini fece i suoi “primi spari” competitivi proprio nel team di smndrl.

Simone "smndrl" Sfolcini e Michele "Atreiu" Valecce

Simone "smndrl" Sfolcini e Michele "Atreiu" Valecce

Stiamo parlando quindi di un “talent scout” di Call of Duty con un’esperienza invidiabile in campo internazionale. Insomma, forse il miglior elemento su cui Michele “Atreiu” Valecce, Presidente dei Made in Italy, potesse affidare il delicato compito di gestire il suo nuovo team di Call of Duty 4.

Abbiamo quindi contattato Simone Sfolcini per apprende da lui quali sono le regole che un buon manager deve inculcare nel proprio team e che obiettivi si è fissato per questo primo anno con i Made in Italy:

Il ruolo del manager attualmente è stato un pò snobbato nei team competitivi di Call of Duty 4. Perchè secondo te Atr3iu ha pensato di affidare il suo nuovo team ad un manager?

Credo che Michele (Atreiu ndr) abbia fatto un grosso investimento su questo team e si aspetta sicuramente che i ragazzi portino a casa dei risultati importanti. Ho avuto spesso modo di parlare con lui circa la gestione di un team, mi ha sempre chiesto consiglio su come organizzare le squadre. Io gli ho riportato la mia esperienza nei 2ec e nel Team Impact dove le figure dei nostri manager, havana e bex erano fondamentali. Senza di loro sicuramente non avremmo mai ottenuto dei grandi risultati. Oltre a questo ricordo che Atreiu ha partecipato a molti eventi live tra cui i WCG di Los Angeles dove credo abbia avuto modo di osservare quanto siano stati importanti i manager per le altre nazionali.

Pensi che il ruolo del manager, in generale, sia fondamentale per un team italiano che vuole confrontarsi a livello livello internazionale?

Assolutamente, è ovvio che il manager da solo non vince le partite, ma a questi livelli serve qualcuno che tenga unito il gruppo che, come se fosse un esterno, risolva i piccoli problemi prima che diventino grandi.
Allenarsi su Call of Duty tutti i giorni o quasi (fondamentale per i top team) è un sacrificio non indifferente e spesso capita di pensare di buttare via tempo. Il manager serve anche a darti la voglia, la carica e gli stimoli per andare avanti senza mollare.

Quali sono le 3 regole fondamentali che cerchi di far rispettare al tuo team?

1- La netiquette e il rispetto per gli avversari. Questa regola è fondamentale, sia in game che fuori. Non lo dico per fare il moralista ma perchè effettivamente ad essere corretti si ha un ritorno enorme nelle prestazioni. Gli avversari giocano più volentieri con te e quando si tratta di top team europei è ovvio che questo si traduce in maggior preparazione. Inoltre l’immagine di una squadra è fondamentale quanto la sua skill. Essere forti e stimati da una sicurezza maggiore e si gioca più sciolti. Avere sempre la tensione del flame addosso non giova alle prestazioni.
2- Preparazione e programmazione. Nessuno chiede ai ragazzi di chiudersi sul gioco 10 ore al giorno (anche se sarebbe cosa buona e giusta) però bisogna sempre ottimizzare i tempi. Bisogna avere dei ruoli ben precisi all’interno del team (war arranger che cerca cw e pcw, tattico, capitano ect). Importantissimo anche valutare che competizioni fare e quali invece saltare.
3- Spirito di squadra. Qua è chiaro che non ci sia niente da aggiungere.
Il team si è impegnato contrattualmente con i Made in Italy per 1 anno. Quali sono gli obiettivi che il team potrà e dovrà raggiungere in quest’arco di tempo? Ritieni che questo team in un anno possa riuscire a superare i risultati internazionali ottenuti dai vecchi team nella storia di Call of Duty?
Il team è senza dubbio il più forte nel panorama nazionale, quindi non ci sono dubbi che in Italia il risultato minimo richiesto è il primo posto. Per quanto riguarda le competizioni europee io penso sempre che i risultati online contino relativamente, sarà agli eventi live che bisognerà ottenere risultati. L’obiettivo che si è posta l’organizzazione è quello di entrare nella lista dei migliori 10 team europei, in termini pratici dobbiamo riuscire a raggiungere minimo i quarti di finale di un torneo europeo con 32 squadre.
Se l’obbiettivo è quello di eguagliare i migliori team della storia italiana di Call of Duty come abbiamo detto e tutti lavoreranno in questa direzione io penso proprio di si. Le potenzialità ci sono tutte e starà alla squadra impegnarsi per sfruttarle a fondo.
Sei stato lo scopritore di Skin in tempi non sospetti, il ragazzo ora è diventato una stella di Call of Duty in Italia ed insieme a goofy sono gli unici superstiti di una vecchia generazione di “coddari” ormai andati in letargo. Attualmente il livello dei giocatori di Call of Duty 4 è paragonabile al livello dei team passati (2eC, Impact e Cubesports)? E se non è paragonabile, pensi che il tuo ruolo sarà anche quello di “insegnare” il Call of Duty giocato ad alti livelli come hai fatto con Skin e magari di scoprire nuovi talenti?
Secondo me, a causa della carenza di competizioni nazionali, il livello italiano rispetto a Call of Duty 2 si è abbassato. Parlo specialmente dell’ultimo periodo perchè i Cubesports tempo fa avevano ottenuto dei grandi risultati all’estero su Call of Duty 4. Ovviamente io faccio un discorso puramente legato agli eventi offline che secondo me sono il succo dell’esport. Per quanto riguarda il mio ruolo d’insegnante  penso che su cod4 non sia replicabile semplicemente perchè su questo capitolo non ho giocato molto e non sono assolutamente al livello che avevo raggiunto sul 2. Io posso spiegare l’approccio al gioco online, alle lan, ect, ma tecnicamente ho solo da imparare. Potrei forse essere d’aiuto per quanto riguarda la parte tattica perchè di partite ne ho viste e continuo a vederne, ma preferisco che sia il team a pensare a queste cose. Fare il talent scout come feci con Skin all’epoca è una cosa che mi piacerebbe rifare ma penso non sia questo il progetto adatto. Agli oN3 lo scopo era di creare un team di gente sconosciuta e portarlo alle finali EPS (abbiamo fallito per un punto), qua lo scopo è vincere con un team già fortissimo.

Risposte precise, esaurienti e convincenti quelle di Simone Sfolcini che forse influenzeranno, in positivo, tutti i nuovi team emergenti di Call of Duty. Un team con grandi aspettative ha bisogno di un’ottima organizzazione (e quando parlo di organizzazione non parlo di multigaming o clan, ma di gestione interna!) e la decisione dei Made in Italy di trovare una persona di esperienza e provata capacità nel gestire un team sembra essere stata veramente azzeccata. Ora vedremo se il team riuscirà a recepire in fretta le regole ed istruzioni dettate da smndrl ottenendo il prima possibile tutti gli obiettivi che sono stati prefissati per il team e vedremo anche se Simone Sfolcini sarà effettivamente in grado di tenere unito un gruppo arginando la deriva dei team italiani che attualmente cambiano più frequentemente i giocatori che le mutande.

Scritto da revng il 8 feb 2011. Registrato sotto Call of Duty 4, Featured, Persone. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

21 Commenti per “Simone “smndrl” Sfolcini manager del Team Made in Italy di Call of Duty 4”

  1. Non sarà lui a tenere unito il team, erano già con le mani legate per un anno (volenti o nolenti). E la causa della deriva dei teams italiani che cambiano spesso lineup è da ricercarsi proprio in questo fatto: nelle multigaming si tutelano e, dall’altro lato, dalla poca serietà dei players.

  2. dysan

    In bocca al lupo Simone, so che farai bene

  3. pusher

    ma il gufè da quand’è che è tornato a giocare a cod? se è fisso su hon con me e il gilli????? o gioca a hon oppure lo becchi ubriaco nei locali di bz con io e simon che dobbiam reggergli la testa perche è finito :(

  4. s3cco

    gl ragazzi, e ricordiamolo: Pusher, power threads e ak47

  5. iceEEE

    hahahaah pusher come buttato fuori dalla baia imperiale ?!?!?!
    ma andate all’ “altro mondo”!!!!

  6. un manager come simondrol è un bell’acquisto, su qualcosa però sono abbastanza contrario, una delle cose è sicuramente “Secondo me, a causa della carenza di competizioni nazionali, il livello italiano rispetto a Call of Duty 2 si è abbassato. Parlo specialmente dell’ultimo periodo perchè i Cubesports tempo fa avevano ottenuto dei grandi risultati all’estero su Call of Duty 4.”

    il gioco è cambiato moltissimo, prima si giocava molto più lentamente e secondo me degli oldschool ora come ora in pochissimi sarebbero rimasti al top, 5 su 20 diciamo :)

  7. el1as

    che il gioco sia cambiato ok (ripetendo le stesse cose per 3 anni anche le scimmie velocizzano quello che fanno), fare un gioco diverso non significa che chi lo fa sia migliore o peggiore rispetto ad altri player che giocavano in un altro periodo e non significa che questi stessi player, allenandosi sempre, non avrebbero potuto seguire il cambiamento
    la qualità di un player, se c’è, è una costante ed è quella che fa la differenza (a parità di allenamento ovviamente)

    quello che ha detto smdrl mi pare sensato e oggettivo, contano i fatti, gli indicatori come le cup serie, le lan per dire che il livello complessivo (italiano in questo caso) si è alzato o abbassato, questo non significa che non ci siano bravi player a prescindere

    • el1as tranquillo che non è cosi, già alcuni degli ultimi oldschool (senza fare nomi) non erano più adatti per questo tipo di gioco 1 anno fa o anche di meno ;)

  8. el1as

    si beh che qualcuno non sia adatto per il suo stile di gioco sicuramente, diversi ex cod2 non si sono inseriti su cod4 nemmeno all’inizio se per questo e fin da subito cod4 ha mostrato il lato fast spray dei mitrini
    io dico solo che gioco cambiato non vuol dire livello superiore, riferito a player/risultati, vuol dire diverso
    per livello superiore, come ha detto smdrl, servono fatti come le lan soprattutto

  9. smndrl

    bhe bisogna sempre vedere il livello di applicazione di un player al gioco.
    Le ultime eps sul 4 sono state vinte da matrix lascia puma dysan e skin. i primi 3 giocavano dall’1 già a livelli alti, skin e dysan erano già forti sul 2.
    Il problema comunque non è il livello (interno) italiano o il passaggio dal 2 al 4 ma il livello italiano rispetto a quello europeo.
    Sul 2 c’erano le eps e le lan in italia e questo consentiva ai team ita di essere piu preparati e i risultati alle lan estere si sono visti. Idem all’inzio di cod4 dove ricordo che i cube ottennero degli ottimi risultati in campo europeo. Da un anno a questa parte invece i team italiani quando vanno all’estero prendono gli schiaffi forti in da face. Per questo dicevo che rispetto al 2 sul 4 attualmente il livello ita si è abbassato (offline) :P

  10. Le eps e le prolan sicuramente aiutavano i team ad essere piu preparati alle lan ma non direi che i team italiani quando vanno all’estero pigliano gli schiaffi perche arrivare come ha fatto il vecchio team airborne all’aef 9/56

    e nell oof dove sono andati i cube c’erano solamente 26 team e sono arrivati 5/26

    non mi sembra tutta questa differenza ;)

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